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Corte Ue, il vaccino può essere causa di una malattia anche senza il consenso scientifico !

LoStaff. 21 Giu 2017 21:42
In mancanza di consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di
causalità tra il difetto stesso e una malattia possono essere provati con un
complesso di indizi gravi, precisi e concordanti.

Lo stabilisce la Corte di giustizia dell'Unione Europea, nella sentenza relativa
alla causa che vede opposti un cittadino francese, ammalatosi di sclerosi
multipla, e la Sanofi Pasteur, produttrice di un vaccino contro l'epatite B.

La prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza di
una malattia, l'assenza di precedenti medici personali e familiari della persona
vaccinata e l'esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di
comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono
eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova, secondo
i giudici di Lussemburgo.

Al signor W. è stato somministrato, tra la fine del 1998 e la metà del 1999,
un
vaccino contro l'epatite B prodotto dalla Sanofi Pasteur. Nell'agosto del '99,
W. ha iniziato a manifestare vari disturbi, che hanno condotto, nel novembre
2000, alla diagnosi di sclerosi multipla. W. è deceduto nel 2011.

Fin dal 2006 lui e la sua famiglia hanno promosso un'azione giudiziaria contro
la Sanofi Pasteur per ottenere il risarcimento del danno che W. affermava di
aver subìto a causa del vaccino. La Cour d'appel de Paris (Corte d'appello di
Parigi), chiamata a pronunciarsi, ha dichiarato, in particolare, che non vi è
consenso scientifico a favore dell'esistenza di un nesso di causalità tra la
vaccinazione contro l'epatite B e l'insorgenza della sclerosi multipla.

Ritenendo che fosse non dimostrato il nesso di causalità, ha respinto il
ricorso. La Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia), dinanzi alla quale
la sentenza della Cour d'appel de Paris è stata impugnata, chiede alla Corte di
giustizia se, nonostante l'assenza di consenso scientifico e tenuto conto del
fatto che, secondo la direttiva dell'Unione sulla responsabilità per danno da
prodotti difettosi, spetta al danneggiato provare il danno, il difetto e il
nesso di causalità, il giudice possa basarsi su indizi gravi, precisi e
concordanti per ravvisare il difetto del vaccino e il nesso di causalità tra il
vaccino e la malattia.

Nel caso in questione viene fatto riferimento, in particolare, alle eccellenti
condizioni di salute pregresse di W., alla mancanza di precedenti familiari e al
collegamento temporale tra la vaccinazione e la comparsa della malattia. Nella
sentenza, la Corte considera compatibile con la direttiva un regime probatorio
che autorizza il giudice, in mancanza di prove certe e inconfutabili, a
concludere che sussistono un difetto del vaccino e un nesso di causalità tra
quest'ultimo e una malattia sulla base di un complesso di indizi gravi, precisi
e concordanti, qualora tale complesso di indizi gli consenta di ritenere, con un
grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione
corrisponda alla realtà.

Infatti, un regime probatorio del genere non è tale da comportare un'inversione
dell'onere della prova gravante sul danneggiato, poiché spetta a quest'ultimo
dimostrare i vari indizi la cui compresenza permetterà al giudice adito di
convincersi della sussistenza del difetto del vaccino e del nesso di causalità
tra il difetto e il danno subìto.

Inoltre, escludere qualunque modalità di prova diversa dalla prova certa tratta
dalla ricerca medica avrebbe l'effetto di rendere eccessivamente difficile o,
quando la ricerca medica non permette di stabilire né di escludere l'esistenza
di un nesso di causalità, addirittura impossibile far valere la responsabilità
del produttore, il che comprometterebbe l'effetto utile della direttiva nonché
i
suoi obiettivi (cioè tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori e
garantire una giusta ripartizione dei rischi insiti nella produzione tra il
danneggiato e il produttore).

La Corte precisa, tuttavia, che i giudici nazionali devono assicurarsi che gli
indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e
concordanti da consentire di concludere che l'esistenza di un difetto del
prodotto appare, tenuto altresì conto degli elementi e degli argomenti
presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile
dell'insorgenza del danno. Il giudice nazionale deve inoltre preservare il
proprio libero apprezzamento quanto al fatto che una simile prova sia stata o
meno fornita in modo giuridicamente sufficiente, fino al momento in cui si
ritenga in grado di formare il proprio convincimento definitivo.






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